Ma voi ve lo ricordate il vostro primo raduno o viaggio lungo???
Bhè come dimenticarlo, soprattutto è difficile dimenticare quanto freddo ho patito…
Eh si… Perché all’inizio si è un pochino sprovveduti e si pensa che basti la Vespa per andare in giro, per arrivare ovunque.
Pensate solo che erano i primi di febbraio e quindi freddo, di quello che non perdona, senza contare che le giornate erano più corte e che di certo non si scorazza col sole che ti bacia.
Il percorso si snodava dalla provincia di Milano a Bovolone (pianura veronese) per circa 200 km; il viaggio non è stato impegnativo a livello di strada, ossia non presentava curve o tragitti strani ma farsi tutto il viaggio in rettilineo certamente annoia di più e risulta più stressante. Come dicono alcuni miei amici della provincia di Parma, “il rettilineo è una tortura!”.
Com’è andata?
La nottata prima del primo vero viaggetto in Vespa l’agitazione mi faceva compagnia…
eheheheh una donzella come me si mette sempre in discussione, in ogni campo, per non sfigurare o per essere all’altezza della situazione e non risultare un peso durante il viaggio, soprattutto se non sei da sola. Una volta partiti, la mattina presto che era ancora buio, le mie paure si sono dissolte, il panorama che mi ha accolto mi aveva rapito; brina sui campi, nebbiolina che si alza col sorgere del sole e il silenzio (escluso il rumore del motore della Vespa) quasi surreale, la gente si doveva ancora svegliare ed è stato bello precederli per una volta. In quel momento mi sono sentita parte integrante del mio mezzo, come se lei fosse sempre stata parte di me, una gioia e un’euforia mi ha colto, ero felice soprattutto con me stessa.
La pianura padana si sa non offre nient’altro che distese di campi e paesini, ma devo dire che arrivare a Mantova è stato bellissimo, mi sono sentita come un cavaliere di altri tempi che attraversa la città sul suo destriero. Ho attraversato il ponte sul Mincio come se fosse stato un ponte elevatoio. Un’esperienza davvero affascinante.
Poi per il resto è andato tutto bene anche se, come dicevo prima, l’abbigliamento non era dei più consoni e quindi una felpa, un golf di lana e una giacca pesante non sono bastati a proteggermi dalla morsa del freddo dei giorni che seguono la Merla.
Senza contare le povere dita semi congelate delle mani, anche se nel corso degli anni mi sono attrezzata, le dita sono sempre state un problema (guanti a prova di tutto ma, niente da fare)…
E che dire della Vespa?
Nulla!! Lei si è solo preoccupata di portarmi sana e salva al raduno senza batter ciglio!
Devo dire poi, che in quella prima occasione di uscita mi sono accorta che la Vespa riesce a radunare un sacco di gente, venuta da ogni parte d’Italia per stare tutti insieme in nome di quel mezzo che per noi è passione.